Tolleranza zero nei confronti dello svapo nelle scuole: i provvedimenti disciplinari che pochi considerano

Ne parlo da anni come giornalista e come svapatore della prima ora: dentro le scuole, lo svapo non è tollerato. Non è un giudizio di merito sul vaping in generale, che conosco bene e tratto ogni giorno; è una fotografia delle regole, delle responsabilità e dei rischi disciplinari reali che spesso famiglie e ragazzi sottovalutano.
Cosa prevedono le norme
L’errore di partenza è pensare che la sigaretta elettronica, specie senza nicotina, faccia eccezione. Non è così: negli ambienti scolastici italiani il divieto di utilizzo è equiparato al fumo tradizionale. Il quadro si regge su due pilastri: la tutela della salute collettiva e il rispetto del regolamento di istituto.
Il riferimento generale resta la Legge 3/2003, che ha aperto la strada ai divieti nei luoghi pubblici; la scuola, dal canto suo, applica il proprio regolamento e lo Statuto delle studentesse e degli studenti, cioè il D.P.R. 249/1998, che prevede sanzioni graduate, proporzionate e con funzione educativa. Tradotto: chi svapa a scuola viola un divieto esplicito e si espone a sanzioni disciplinari, anche se usa un liquido privo di nicotina.
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Sigaretta elettronica starter kit o componibile? Orientarsi senza sprecare soldi all’inizioOggi molti istituti hanno aggiornato i regolamenti inserendo lo svapo ovunque: aule, corridoi, bagni, palestre, laboratori, cortili. Alcuni estendono il divieto anche alle aree antistanti i cancelli durante l’orario di ingresso e uscita, per motivi di immagine e presidio educativo.
Le sanzioni che pochi considerano
Non esistono multe pecuniarie agli studenti, ma le conseguenze possono essere più incisive di quanto si creda. Nella pratica, ho visto applicare una scala di provvedimenti che va dall’ammonimento orale alla sospensione. I punti più trascurati sono questi:
- Ritiro temporaneo del dispositivo con consegna solo ai genitori (niente restituzione diretta allo studente, neppure maggiorenne se il regolamento lo prevede).
- Annotazione sul registro elettronico e convocazione immediata della famiglia.
- Attività di utilità sociale a scuola (supporto a biblioteca o segreteria, progetto informativo tra pari) al posto della sospensione breve.
- Esclusione da viaggi d’istruzione o da rappresentanze sportive per l’anno in corso, specie in caso di recidiva.
- Sospensione con obbligo di frequenza a percorsi educativi (incontri con esperti, produzione di materiali informativi per i compagni).
- Sospensione senza frequenza per comportamenti recidivi o collegati a altre violazioni (es. allarme antincendio, danneggiamenti, rifiuto di consegna del device).
Su questo ultimo punto, una precisazione: la sospensione non cala dal cielo. Di solito il consiglio di classe valuta il contesto, la recidiva, l’atteggiamento. Ma quando la scuola ha dichiarato “tolleranza zero” in circolari e regolamenti, lo spazio discrezionale si riduce. E i genitori spesso lo scoprono tardi.
Un caso concreto dal campo
Mi è capitato di recente in un tecnico di provincia. Ricevo una mail di un lettore: “Michele, mio figlio è stato fermato in bagno con una usa e getta. Niente nicotina, dice lui. La scuola gli ha dato due giorni di sospensione e lo ha escluso dalla gita. È normale?”.
Ho chiesto il regolamento: c’era scritto chiaro che l’utilizzo di e-cig in qualunque ambiente scolastico comporta sanzione disciplinare e possibile esclusione da uscite didattiche. Il ragazzo non era alla prima segnalazione (una nota due mesi prima). Il consiglio di classe ha scelto la linea dura, ma coerente col documento interno. Ho suggerito alla famiglia due azioni immediate: incontrare il coordinatore per concordare un’attività riparativa concreta (realizzare un vademecum anti-svapo per i bagni, con dati e testimonianze) e chiedere che, in caso di buona riuscita, la scuola valutasse di riammetterlo alla gita. È andata così: sospensione confermata, esclusione dalla gita mantenuta, ma il lavoro è stato inserito nel portfolio dello studente. Brucia, sì, ma è un esito ordinato. La lezione? Leggere per tempo il regolamento e parlare prima, non dopo.
Errori tipici da evitare
Li vedo di continuo, dentro e fuori le aule:
- “Senza nicotina si può”: falso in ambiente scolastico. Il divieto riguarda l’atto di svapare.
- “In bagno non mi vede nessuno”: molti istituti hanno installato rilevatori di aerosol e controlli a campione.
- “Se lo tengo spento nello zaino è ok”: sì, ma se vieni sorpreso a usarlo o a mostrarlo come “trofeo”, scatta il ritiro.
- “Lo presto a un compagno più piccolo”: aggravante educativa e responsabilità personale.
- Genitori che giustificano: “Meglio la e-cig della sigaretta”: argomento che in sede disciplinare non conta nulla.
Consigli operativi subito applicabili
Ecco cosa fare oggi, da tutte le parti del banco:
Studenti: se svapi, tieni il device a casa nei giorni di scuola. Se proprio non riesci, affida il dispositivo a un familiare all’ingresso. Se vieni fermato, consegna subito il device senza contestare e chiedi di trasformare la sanzione in attività utile. La collaborazione pesa nelle decisioni finali.
Genitori: leggete con vostro figlio il regolamento d’istituto. Chiedete per iscritto la procedura di ritiro e restituzione dei device, così da evitare fraintendimenti. Se arriva una sanzione, chiedete un incontro rapido e proponete un percorso educativo concreto anziché fare muro.
Scuole: scrivete chiaramente cosa si intende per “svapo” nel regolamento, compresi i dispositivi usa e getta. Formate il personale sul ritiro in sicurezza e sulla custodia. Prevedete sanzioni graduate con percorsi riparativi veri, non solo sospensioni.
Ritiro e custodia in sicurezza del device
Capitolo spesso ignorato. I dispositivi con batteria, anche i “disposable”, vanno maneggiati con criterio. Se la scuola li ritira, serve una mini-procedura: spegnere il device, inserirlo in una bustina etichettata con nome, data e ora, custodirlo in un luogo non accessibile agli studenti e lontano da fonti di calore. Meglio se c’è un registro di carico-scarico e consegna solo ai genitori con firma. Evitate cassetti condivisi o zaini del docente: è lì che si perdono o si danneggiano, e poi partono contestazioni inutili.
Tecnologia anti-svapo e cosa aspettarsi
Moltissimi istituti stanno installando rilevatori di aerosol nei bagni. Non misurano nicotina, ma densità di particelle: quando scatta l’allarme, arrivano i collaboratori o il docente di piano. Funziona? Sì, limita gli episodi. Ma attenzione a non trasformare la scuola in un recinto di punizioni: la tecnologia va accompagnata da comunicazione chiara, cartelli visibili e momenti di educazione alla salute. Altrimenti i ragazzi si spostano altrove e si inaspriscono i contrasti.
Se la sanzione è già arrivata
Chiedete di visionare gli atti: relazione dell’accaduto, eventuali testimonianze, richiamo al regolamento. Verificate che la sanzione sia proporzionata e motivata. Il D.P.R. 249/1998 prevede la possibilità di ricorso all’organo di garanzia interno entro tempi definiti: usatelo solo se rilevate vizi concreti (mancata contestazione, assenza di motivazione, disparità di trattamento). Nella mia esperienza, una proposta riparativa ben costruita e la disponibilità al confronto portano risultati migliori del braccio di ferro.
Domande che ricevo spesso
“Posso usare una pod senza nicotina nel cortile durante l’intervallo?” No, se il regolamento vieta lo svapo in tutto il perimetro scolastico, cortile incluso, e ormai quasi tutti lo fanno.
“Se sono maggiorenne posso tenere il device?” Possederlo sì, usarlo no. E in molte scuole il possesso in vista, durante l’orario e nei locali, può comportare ritiro temporaneo per prevenire l’uso.
“Un docente può perquisire lo zaino?” Non è una perquisizione: si chiede la consegna volontaria. In caso di rifiuto, si convoca la famiglia e si verbalizza l’episodio. Escalation inutile: collaborate e chiarite dopo.
La mia conclusione pratica
Lo dico da svapatore convinto: la scuola è un contesto educativo, non un banco di prova per le libertà personali. Tolleranza zero allo svapo in aula non è demonizzazione, è coerenza con la missione dell’istituzione e con le regole vigenti. Chi svapa può farlo altrove, con consapevolezza; a scuola serve rispetto delle regole, prevenzione e – quando si sbaglia – sanzioni utili, che insegnino davvero qualcosa.
Se dovessi lasciare tre messaggi finali: leggere il regolamento prima, parlare subito in caso di incidente, trasformare la sanzione in occasione. È il modo più rapido per chiudere il caso, imparare e andare avanti senza strascichi.

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